Il 1 dicembre ha finalmente inaugurato a Mestre il complesso dell’M9: essendo fuori Venezia il giorno dell’evento, sono stata invitata a visitarlo ieri ed eccomi subito a raccontarlo.

L’apertura del museo è stata preceduta da una rassegna di eventi culturali e cinema per approfondire alcuni temi del secolo e avvicinare i cittadini al museo.

Partiamo dal principio: M9 non è solo un museo dedicato al ‘900 ma è un distretto dove varie attività si inseriscono. Certo il museo ne è il fulcro principale ma nello stesso luogo insistono anche l’auditorium, caffè e ristoranti e un chiostro dove hanno già preso posto la premiata libreria per bambini Il Libro con gli Stivali e la Galleria Massimo De Luca. Nel progetto c’è infatti l’idea di valorizzare quest’area come un luogo da far vivere anche ai cittadini, e se saranno bravi ci riusciranno visto che siamo a due passi da Piazza Ferretto con i suoi negozi e i cinema, il teatro Toniolo.

M9 Ingresso
M9 Ingresso

Mestre è una città strana: a due passi da Venezia, si è sempre trovata a svolgere il ruolo di sorella minore, più bruttina e poco intelligente. Certo, competere con Venezia non è possibile, a molti si sono proprio impegnati a buttare lì palazzi e cose senza criterio. Tuttavia, sarà anche per la vicinanza con Venezia, la vita culturale a Mestre c’è: per trovare un biglietto al Toniolo bisogna sempre impegnarsi assai e l’Università Popolare è molto frequentata. Sono quindi felice che oggi la città abbia questa opportunità e mi auguro vivamente che ci si impegni per farla funzionare.

Bar M9
Bar M9

La prima idea sull’M9 risale al 2007 e non nascondo il fatto che anche io fossi scettica perché subito si pensò ad un museo non di opere ma che presentasse i contenuti in forma multimediale. Sul ‘900 avevo visto una splendida mostra a Roma nel 2000 realizzata alle Scuderie del Quirinale e quindi speravo che il progetto di potesse riproporre. Ma ieri mi sono potuta ricredere sulla mia posizione di “retroguardia”.

Ma andiamo sul concreto.

Il progetto nasce dall’idea di realizzare un polo capace di diventare punto di riferimento culturale per la città e l’area metropolitana, ma anche volano per la crescita economica e sociale del suo territorio. (Valerio Zingarelli, amministratore delegato Polymnia Venezia).

Il complesso è stato realizzato dallo studio di architettura Sauerbruch Hutton, fondato a Berlino da Luisa Hutton e Matthias Sauerbruch nel 1989. Lo studio, leggiamo nel comunicato stampa, è riconosciuto per il suo impegno nell’architettura sostenibile: prestazioni ecologiche si combinano con intuizione e sensualità. Ecosostenibilità significa nel concreto che l’energia è prodotta da 276 pannelli e che 63 sonde del campo geotermico a 110 metri di profondità servono a produrre il 100% del riscaldamento e il 40% del raffreddamento. L’edificio è certificato dal Green Building Council ed è coerente con il protocollo LEED. Non c’è che dire, l’edificio mi piace molto.

L’edificio del museo si sviluppa su tre piani: il racconto del ‘900 è interamente multimediale (primo esempio in Italia e tra i pochi in Europa) mentre i contenuti sono stati curati da 47 tra storici, sociologi, architetti e scrittori.

M9 Soldi Soldi Soldi
M9 Soldi Soldi Soldi

Il racconto è cronologico solo in parte e l’intero percorso è suddiviso in 8 sezioni:

COME ERAVAMO, COME SIAMO. Demografia e strutture sociali

THE ITALIAN WAY OF LIFE. Consumi, costumi e stili di vita

LA CORSA AL PROGRESSO. Scienza, tecnologia e innovazione

SOLDI, SOLDI, SOLDI. Economia, lavoro, produzione e benessere

GUARDIAMOCI INTORNO. Paesaggi e insediamenti urbani

RES PUBLICA. Lo Stato, le istituzioni e la politica

FARE GLI ITALIANI. Educazione, formazione e informazione

PER FARCI RICONOSCERE. Cosa ci fa sentire italiani

M9 elezioni politiche spiegate con i pesci
M9 elezioni politiche spiegate con i pesci

Il museo quindi è ispirato alla public history, un modello di stampo anglosassone che vede la storia uscire dall’ambito accademico e specialistico per diventare accessibile al grande pubblico e porsi al servizio dalla comunità.

M9 animazione demografia
M9 animazione demografia

 

Il racconto quindi di questo secolo “il migliore, il peggiore dei secoli” (uno slogan che mi piace molto) diventa un vero e proprio viaggio che ognuno può costruire a suo piacere nei due piani del museo, scegliendo le tematiche da approfondire e da quale tecnologia farsi sorprendere. Esiste anche una app da scaricare che permette di accedere a delle postazioni di gioco (sempre con finalità “educative”). C’è anche una sala da ballo dove potersi cimentare nei balli tipici e un rifugio antiaereo dove poter provare per qualche minuto la brutta esperienza della guerra.

M9 la disco
M9 la disco

Nel catalogo del museo ho trovato illuminante il saggio di Guido Guerzoni, che è stato il project manager del museo, che ci illumina sulla necessità creazione di un museo del ‘900 come un atto di responsabilità civile.

Mai come oggi, dunque, il mondo ha bisogno dei musei e delle competenze che essi formano e disseminano: che si tratti di vaccini, fenomeni migratori, populismi autoritari, infrastrutture o diritti dei lavoratori, assistiamo alla cancellazione dell’evidenza storica, alla negazione di progressi che hanno salvato miliardi di vite, alla rimozione di ricordi che pochissimi decenni or sono ci vedevano vittime di pregiudizi odiosi e discriminazioni vergognose, che oggi riserviamo immemori a chi ha preso il nostro posto di penultimi sulla terra. 

Ne approfitto per dire che il catalogo, curato da Marsilio e con la grafica che adoro di CamuffoLab, è veramente un bel libro.

Insomma, il mio consiglio è di visitarlo. E per chi lavora nel turismo, niente paura: tutti i contenuti sono fruibili anche in inglese per cui i nostri clienti troveranno soddisfazione.

Anche il bookshop è molto bello e con un’ampia scelta di prodotti.

M9 la libreria
M9 la libreria

Dal 22 dicembre sarà poi fruibile anche il terzo piano dedicato alle esposizioni temporanee. Inaugurerà infatti una mostra fotografica intitolata L’Italia dei fotografi. 24 storie d’autore realizzata in collaborazione con la Casa dei Tre Oci.

Alcune considerazioni a titolo personale.

  • il biglietto non è economico. L’ingresso costa € 14, €16 il cumulativo con la mostra. Soprattutto non vedo riduzioni per i cittadini che invece magari possono fare da cassa di risonanza importante per il museo, soprattutto nel primo periodo.
  • Il biglietto ha una validità di 3 ore ma a mio avviso sono poche: metti che uno dopo aver visitato un piano voglia andare a prendere un caffè e prendere una boccata d’aria o mangiare un panino. Rischia di non poter più rientrare perché dubito che qualcuno voglia ripagare 14 €. Insomma, un biglietto giornaliero risolverebbe il problema. (insomma il concetto è, sto visitando un museo, non facendo una maratona)
  • E’ necessario per mantenerlo vivo creare delle occasioni per i cittadini affinché lo possano tornare a visitare: conferenze, presentazioni di libri, film. Sempre e non solo per l’apertura. Creare quindi una card annuale che permetta magari un minimo sconto anche al bookshop o al bar. Stesso discorso per la attività commerciali: dovrebbero seguire il più possibile gli orari del museo (e, sorry, ma rimanere aperte di domenica).
  • Sarebbe necessaria una minima ma significativa revisione delle didascalie a mio avviso poco pensate per un pubblico medio (ad esempio nella prima didascalia si parla di “cambiamenti antropometrici”, dai su, troviamo dei sinonimi o spieghiamo meglio).
  • Bambini sì: però, perché sia una cosa utile, accompagnati e magari sopra gli 8 anni.

Buona visita e, se avete necessità di un pranzetto prima o dopo, non esitate a chiedere suggerimenti.

 

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