Un appassionato racconto storico di eventi poco conosciuti e ancora attuali. Questo e molto altro è il libro di Alessandro Marzo Magno “Missione Grande Bellezza” uscito da qualche giorno per la casa editrice Garzanti.

Missione Grande Bellezza
Alessandro Marzo Magno, Missione Grande Bellezza

Vi dico subito che questo libro è il regalo perfetto per chi ama la storia raccontata in modo divulgativo, con ottima prosa e tanti approfondimenti.

Il libro è il racconto degli eroi e delle eroine che salvarono i capolavori italiani saccheggiati da Napoleone e da Hitler: in quei due periodo storici il nostro patrimonio culturale ha subito gravi furti, a mio avviso sconosciuti ai più per la loro importanza numerica. Pur fatti con due finalità diverse, Napoleone per costruire un grande museo aperto al pubblico con intento educativo prendendo capolavori in mano privata per farli diventare pubblici, Hitler per creare un museo celebrativo del nazismo, il risultato è che importantissimi capolavori della nostra cultura sono stati portati fuori dell’Italia e in alcuni casi non sono più ritornati.

Ovviamente questa storia riguarda anche Venezia, in quanto città ricchissima di opere d’arte. Napoleone si accanisce contro il patrimonio della città, bestia nera per il generale: infatti la vecchia repubblica aristocratica cozza con la sua idea della neonata repubblica rivoluzionaria. A Napoleone ricordiamo dobbiamo anche la distruzione della Chiesa di San Geminiano (opera del Sansovino) per la creazione del Salone da Ballo nell’Ala Napoleonica delle Procuratie. Chiesa spogliate, rase al suolo in alcuni casi, stessa sorte per moltissimi conventi.

Sappiamo che il buon Antonio Canova fu spedito a Parigi dal Papa (astutissima mossa quella di mandare il più grande artista italiano dell’epoca, ammirato in tutta Europa) e grazie ad un grandissimo lavoro diplomatico, non solo suo a dire il vero, riuscì a recuperare moltissime opere (non solo Veneziane) tra cui la famosa Quadriga proveniente dalla Basilica di San Marco che ugualmente erano stati portati nella capitale francese (cavalli a loro volta saccheggiati dai Veneziani a Costantinopoli nel periodo delle crociate).

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Quadriga | Basilica di San Marco

Purtroppo molti capolavori provenienti da Venezia nella città non faranno ritorno e andranno a costituire i nascenti Musei Vaticani. Altri rimarranno in Francia come il famoso quadro di Veronese “Le nozze di Cana” dipinto per il monastero di San Giorgio.

Tra l’epoca Napoleonica e la seconda Guerra Mondiale saccheggi sono stati commessi anche dagli Austriaci che consideravano Venezia una provincia dalla quale le opere si potevano sottrarre per portale nella capitale dell’Impero.

Anche durante la seconda guerra mondiale il patrimonio della città fu saccheggiato ripetutamente, aggirando la legge che permetteva le esportazioni prima, e durante l’occupazione tedesca senza scrupoli di sorta. Non mancarono i tentativi di mettere in salvo le opere anche spostando i capolavori dalle loro sedi per nasconderli in luoghi più sicuri.

Nel libro l’autore tratteggia anche le figure dei Monument Men and Monument Women che aiutarono nel nascondere o recuperare le opere. Tra queste Pietro Ferrario, comandante partigiano veneziano che per primo si recò in un deposito in Alto Adige dove erano state nascoste le opere che dovevano andare in Germania per stilare gli inventari di quanto presente.

Come detto, molte opere non fecero più ritorno a Venezia: non vi fece ritorno il soffitto di Ca’ Mocenigo dipinto da Sebastiano Ricci venduto da Andrea di Robilant a Goring nel 1941 ( ovviamente aggirando i vincoli all’esportazione dettati dalle legge) passato perfino come bagaglio diplomatico. Pare che il soffitto sia stato venduto per far cassa e finanziare un film che stava girando Canal Grande che nel finale contiene la prima sequenza a colori del cinema italiano. L’opera non tornò mai in Italia perché si ritenne frutto di una vendita e non si un saccheggio.

Insomma un libro da avere o da regalare a chi sappiamo appassionato di storia: sicuramente vi troverà qualche cosa nuova da imparare.

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