Reduce dalla faticaccia delle mostra del cinema. Ascolto distrattamente la TV (una delle poche volte che è accesa) e sento di un romanzo ambientato durante la mostra del cinema!

Eh no, cavolo: deve essere mio. Così dopo aver finito di leggere le avventure di Zorro, eccomi alle prese con questo giallo.

Devo dire che l’ho divorato in un paio di giorni: Gaetano Savatteri: “La fabbrica delle stelle”. 

Gaetano Savatteri, "La Fabbrica delle stelle", Sellerio
Gaetano Savatteri, “La Fabbrica delle stelle”, Sellerio

Il protagonista è Saverio Lamanna, quarantenne giornalista politico, che ha appena perso il lavoro. In fuga da Roma, cerca di ritrovarsi e di scrivere un romanzo nella villetta al mare di Màkari in Sicilia. A riempire le sue giornate ci pensano la bella Suleima e Peppe Piccionello, perennemente in mutande e infradito.

Nato e cresciuto in quattro racconti inclusi in altrettante raccolte di questa casa editrice, Lamanna ha la battuta pronta, idiosincrasia ai luoghi comuni e soprattutto ai pregiudizi, perfino quelli positivi, che ruotano attorno ai siciliani.

Inaspettatamente gli offrono un sacco di soldi per andare a Venezia ad occuparsi dell’ufficio stampa di uno sgangherato film di una regista birmana, Nutellah Dark Party e tener d’occhio la produttrice del film (che ha un fidanzato decisamente manesco). Cosi Lamanna e Piccionello partono per Venezia e si trovano in mezzo al turbinio di giornalisti, feste e pazzie da festival. E proprio quando tutto sembra quasi andare per il verso giusto, ecco l’omicidio.

Ho amato il sarcasmo e l’umorismo del protagonista, nonché il racconto di una Venezia che tutti dovrebbero amare, ma non sanno bene perché.

Ecco alcune delle citazioni che mi sono piaciute di più:

. «Amo il turismo di massa: se non ci fosse, lo inventerei. Questa gente comune, con le ciabatte e i bermuda, le magliette smanicate, le Lonely Planet di due anni prima avute in prestito dal cognato, ha spazzato via secoli di letteratura di viaggi, racconti di duchesse, cappelliere, pasticcini da tè, Orient Express, Gustav Aschenbach». 

Se uno nasce a Gela o a Palma di Montechiaro, è fortunato, perchè parte da sotto zero. Metti che arriva a Palermo è giù di riempie gli occhi, va girando e dice: che bella città. Ma se uno nasce a Venezia, mischino, nasce con gli occhi pieni“.

Hai ragione. I minatori di Serra Pelada ne parlano sempre con Salgado: beati noi, dicevano, ti immagini lavorare alla Mostra del Cinema di Venezia?”

Buona lettura!

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