Dallo scorso 8 aprile e fino al prossimo 15 novembre 2016, la Collezione Cini ha riaperto le sue porte nel Palazzo di San Vio.

Per anni, studiando i manuali di Storia del Collezionismo, avevo sentito parlare di questa collezione incredibile del conte Cini, quindi appena ha riaperto, un paio d’anni fa, mi sono subito precipitata a vederla (e ho trascinato i miei amici, come al solito).

Palazzo Cini è stata la casa del grande mecenate Vittorio Cini che ha raccolto, durante la sua vita, opere straordinarie del Rinascimento ferrarese, toscano e veneto. I quadri che compongono la sua collezione sono quelli che trovate sui manuali di storia dell’arte presentati come i capolavori di un’epoca. Cini si avvaleva di consiglieri d’eccezione: a suo fianco nella scelta dei capolavori ci sono stati Bernard Berenson e Federico Zeri.

La Galleria di Palazzo Cini è una casa museo istituita come tale nel 1984; custodisce la raccolta d’arte antica di uno dei più importanti collezionisti del novecento italiano: l’imprenditore e filantropo Vittorio Cini (1885 – 1977).

I suoi ambienti si sviluppano su due piani: il primo, testimonianza suggestiva di un colto collezionismo a Venezia, restituisce il fascino della dimora del mecenate, mentre il secondo ospita mostre e iniziative culturali.

Vittorio Cini acquistò il palazzo Foscari nel 1919, affacciato sul Canal Grande ed eretto dal 1563 al 1565 per Elisabetta Venier Foscari, un anno dopo le nozze con la diva del cinema muto Lyda Borelli; qualche anno dopo fu aggregato al palazzo contiguo, già dei Grimani del ramo di Santa Maria Formosa, realizzato dal 1564 al 1567 per Vincenzo Grimani e definito da Francesco Sansovino nella Venezia città nobilissima et singolare di «maniera assai bella & gentile» (1581). L’ampia residenza assumerà un rilievo sempre più significativo in relazione alle necessità di rappresentanza di Vittorio Cini (nel 1934 verrà nominato Senatore) qualificandosi come scrigno prezioso di dipinti, sculture, vetri, porcellane, smalti, bronzetti, tappeti, specchi, secondo principi di nobile eleganza, tali da rendere immediatamente percepibile l’immagine del ricco e coltivato signore.

Alla fine degli anni ’50 il conte chiamò l’archietto Tomaso Buzzi  per intervenire nella progettazione degli interni della residenza nel palazzo acquistato: a lui si devono la scala ovale a chiocciola e la sala da pranzo ovale in stile neorococcò.

Questa esposizione del 2016 è caratterizzata dal fatto che al secondo piano sono stati riuniti importantissimi dipinti Veneti da Tiziano a Lotto, da Guardi a Canaletto fino a Tiepolo e per la prima volta sono presentati assieme.

Tra i capolavori assoluti presentati quest’anno la Madonna con il Bambino e i santi Giovanni Battista e Francesco (1485 circa) del vicentino Bartolomeo Montagna.

Bartolomeo Montagna, Madonna col Bambino e i santi Giovanni Battista e Francesco, 1485 ca
Bartolomeo Montagna, Madonna col Bambino e i santi Giovanni Battista e Francesco, 1485 ca

 

Del pittore Tiziano è presentato un particolare San Giorgio che uccide il drago probabilmente il frammento di una pala più grande e per molti anni opera attribuita al Giorgione.

Straordinari i ritratti del Cinquecento presentati tra tutti spicca per fascino e notorietà il Ritratto di gentiluomo, forse Fioravante degli Azzoni Avogadro, una piccola perla della collezione, eseguito da Lorenzo Lotto.

Del Canaletto sono presentati due Capricci, due tele di grande formato considerate due dei più celebri capricci giovanili dell’artista.

In dialogo con le tele di Canaletto sono esposti quattro sublimi Capricci di Francesco Guardi e, ad arricchire il panorama della pittura veneziana del Settecento, due piccoli bozzetti per pale d’altare di Giambattista Tiepolo. Di Antonio Guardi – del quale sono in mostra anche due delle sue famose ‘turcherie’ – saranno eccezionalmente visibili tre album di disegni, noti come i cosiddetti ‘Fasti veneziani’, che raccolgono 58 fogli che illustrano fatti della storia di Venezia: prove grafiche di altissima qualità contraddistinte da un linguaggio stilistico che asseconda la genuina vena rococò del pittore. Lo stesso gusto che ritroviamo nelle tre grandi tele dell’artista che in origine decoravano un soffitto di palazzo Zulian a San Felice che sarà finalmente possibile vedere nuovamente dopo molti anni. Tra le prove più alte della pittura decorativa veneziana, le tre tele, raffiguranti Vulcano (il Fuoco), Nettuno (l’Acqua) e Cibele (la Terra), databili al 1757 circa, sono realizzate con una pennellata sciolta e guizzante.

Come in altri casi, il mio consiglio è di andarci con una guida, una persona che conosca il valore della collezione e ve lo sappia raccontare: so che magari costa un po’ di più ma credo che sia l’unico vero modo per apprezzare l’arte.

E non dimenticate che quel palazzo apparteneva proprio al Conte Vittorio Cini che ne aveva fatto la sua dimora veneziana: un po’ di sana invidia, in questo caso è salutare.

Informazioni pratiche: 

Date: 8 aprile – 15 novembre 2016

Orari: 11 – 19, chiuso il martedì (ultimo ingresso ore 18.15)
Sede: Palazzo Cini
Indirizzo: Campo San Vio, Dorsoduro 864 Venezia
Biglietteria: Intero 10 euro, ridotto 8 euro
Info: palazzocini@cini.it
Web: www.palazzocini.it

 

 

 

 

 

 

 

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